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giovedì 4 febbraio 2010

Brevi aggiornamenti

iMussolini
Leggo sul Corriere che l'applicazione iMussolini, di cui avevo parlato nel post precedente, è stata rimossa.
In seguito alle polemiche che aveva suscitato, alla condanna di un'associazione americana di sopravvissuti alla Shoah e alla denuncia di Cinecittà Luce per uso improprio del suo materiale, la vendita dell'applicazione è stata interrotta.
In una nota, Cinecittà spiega che l'uso strumentale, a fini economici, dei discorsi di Mussolini è altamente diseducativo e, inoltre, del tutto inaccettabile in quanto estrapolato dal contesto dell'analisi complessiva.

Come si chiedeva qualcuno in un commento al mio post: ora si può fare qualcosa anche per Noemi?


Non c'è più Delbono a Bologna
Per quello che riguarda l'affaire Delbono, da me commentato a caldo, dopo le dimissioni ufficiali del sindaco avvenute il 28 gennaio davanti al Consiglio comunale in seguito al voto del bilancio, sono iniziate le ipotesi sul "dopo-Flavio".
Il toto-nomi procede sia nel Pdl che nel Pd, che pensa anche alle primarie.
Inizialmente era stata paventata la possibilità di accorpare le nuove elezioni comunali a quelle regionali del 28 e 29 marzo, e fare le primarie il 14 febbraio.
I cittadini bolognesi, a partire da quelli più famosi come Dalla e Morandi, stanno chiedendo a gran voce che sia Prodi a candidarsi come sindaco per il Pd. Il Professore, gentilmente, ringrazia e rifiuta.

E' invece di ieri la notizia che Bologna non potrà votare a fine marzo perchè le dimissioni di Flavio Delbono sono avvenute oltre il termine utile.
Se il Parlamento lo riterrà opportuno, potrà approvare una modifica all’attuale normativa degli enti locali per far andare Bologna al voto in primavera o in autunno. In assenza di questo intervento legislativo, le elezioni a Bologna slitteranno al 2011 e la città sarà gestita da un commissario per un anno e mezzo.

mercoledì 27 gennaio 2010

Di Noemi Letizia e iMussolini

Non bastava il cielo grigio ormai perenne, la neve, il freddo gelido e l'idea dell'ennesima giornata di studio matto e disperato a rendere complicato il mio risveglio.
No, perchè io ho la sanissima abitudine di leggere i quotidiani on-line (Repubblica e Corriere della Sera, principalmente) mentre sorseggio il caffelatte.
Risultato: spesso rischio di rovesciarlo sul computer per i sussulti provocati dalle notizie che mi si parano davanti agli occhi.
Forse dovrei porre fine a tale rito mattutino.
Questo è uno di quei giorni in cui ne sono davvero convinta.

Per farvi capire per quale motivo, sottopongo alla vostra attenzione due articoli che ho appena letto su Repubblica.it.

Il primo è relativo all'applicazione per l'iPhone chiamata iMussolini,
scaricando la quale si possono ascoltare, leggere e vedere tutti i suoi discorsi sul telefonino. E poichè è anche economica (costa solo 79 centesimi), è il secondo programma più scaricato negli Apple Store. Impossibile farne a meno.
Il programma è stato ideato da un imprenditore napoletano venticinquenne che, per evitare troppe polemiche (come l'accusa di apologia del fascismo), sta pensando di crearne uno anche su Gandhi. Per par condicio.

Non ci credete? All'inizio non ci riuscivo nemmeno io, poi ho letto l'articolo.

La seconda notizia riguarda Noemi Letizia, che si sta preparando a fare il suo debutto in Rai.
Dopo le elezioni regionali, però, per evitare scandali sgraditi al premier. E non sulle reti Mediaset, per non suscitare il sospetto che le venga fornita una corsia preferenziale.
Lascio a voi i commenti.


lunedì 25 gennaio 2010

News da Bologna - Nius da Bulàgna

Grandi sconvolgimenti politici si stanno verificando, qui a Bologna City: il sindaco Flavio Delbono, del Partito Democratico, sta per annunciare le sue dimissioni.
Delbono è sotto inchiesta per peculato, abuso d'ufficio e truffa in relazione ad alcuni viaggi fatti quando era vicepresidente della Regione insieme alla ex segretaria ed ex compagna Cinzia Cracchi, pare a spese della Regione stessa.
Travolto dal "Cinzia-gate", come è stato etichettato dai giornali, pare ormai certo che il sindaco darà le sue dimissioni oggi pomeriggio in Consiglio comunale.

Benessum, dicono a Bologna. Fantastico.

Ennesima delusione politica ed ennesima sensazione di avere sprecato un voto.
E io che ero tornata apposta da Lione per votarlo...

Non che conoscessi bene Delbono, ma mi sembrava comunque una persona intelligente, bolognese adottivo da molti anni e quindi con una conoscenza approfondita della città. Soprattutto era l'antagonista di un'immagine di politico come quella di Alfredo Cazzola, suo avversario nelle elezioni comunali. Un uomo ricco, con le mani in pasta un pò dappertutto, amato da molti bolognesi perchè, dicono, "è uno che si è fatto da solo". Sicuramente un uomo del fare, come recitava lo slogan della sua campagna elettorale.
Un Berlusconi in miniatura, pensavo io, e uno a grandezza naturale basta e avanza.

Comunque, Delbono ha vinto le elezioni il 22 giugno con il 60% dei voti e oggi si dimette, travolto da uno scandalo che mescola vicende pubbliche e private.
Benchè sabato, dopo l'interrogatorio del pm, avesse dichiarato che non si sarebbe dimesso "nemmeno in caso di rinvio a giudizio", oggi la decisione è stata differente.

Sono principalmente due le sensazioni che, da bolognese doc, sto provando in questo momento.
Delusione, per una politica nella quale è ormai impossibile credere, per una classe dirigente che delude, a destra come a sinistra alla stessa maniera.
E lungi da me cadere nel tranello del "tanto sono tutti uguali", ma è davvero sempre più difficile non pensarlo.
E poi provo rabbia, per questa mentalità tutta italiana da furbetto del quartierino, che si sente il più forte e il più dritto di tutti ed è convinto di poter fare sempre i propri interessi perchè tanto nessuno verrà mai a scoprire le malefatte.

Adesso quasi quasi esco di casa e vado al bar qui sotto a sentire cosa ne pensano gli umarell e le zdaure ( i vecchietti e le vecchiette, N.d.T) bolognesi, perchè si sa che la saggezza, quella vera, a Bologna risiede nei bar, nei circoli Arci e nelle Bocciofile.

lunedì 21 dicembre 2009

Anche senza dare credito alla "teoria del complotto", non sarebbe stata necessaria una particolare conoscenza della politica italiana per prevedere che l'aggressione a Silvio Berlusconi gli avrebbe effettivamente procurato maggiori consensi.

Un articolo dal sito di Internazionale.

Mentre la maggior parte della stampa italiana continua a fingere di non accorgersene.


Dopo l’attentato la popolarità di Berlusconi cresce di sette punti

Il quotidiano spagnolo El País racconta come l’attentato subìto stia facendo conquistare consensesi a Silvio Berlusconi, che negli ultimi tempi aveva perso popolarità a causa degli scandali sessuali e delle rivelazioni del pentito di mafia Gaspare Spatuzza.

“‘Andrò avanti per il bene del paese’, ha detto Silvio Berlusconi in un messaggio ai sostenitori del suo partito, riuniti a Verona in una manifestazione di solidarietà verso il presidente del consiglio. L’attacco selvaggio di Massimo Tartaglia, che una settimana fa ha lanciato un souvenir di alabastro contro il premier, ha prodotto un vantaggio politico per Berlusconi. Un recente sondaggio del Corriere della Sera ha mostrato che la sua popolarità è cresciuta di sette punti in pochi giorni”.

Il Guardian denuncia, invece, l’operazione White Christmas contro gli immigrati irregolari, lanciata dall’amministrazione comunale di un paese del nord Italia. “Mentre ai piedi delle Alpi cadeva la prima neve, il centro di Coccaglio presentava una scena idilliaca. Di fronte alla basilica del settecento si staglia un magnifico albero di Natale, alto quasi quanto la torre romanica che svetta dalla parte opposta. Ma gli ottomila abitanti di Coccaglio, che si trova a metà strada tra Milano e Venezia, vivranno in modo speciale l’attesa per la più sacra delle feste della cristianità. La giunta comunale, guidata dalla Lega Nord, ha ordinato ai vigili urbani di andare casa per casa in cerca di immigrati illegali. L’operazione White Christmas dovrebbe concludersi il 25 dicembre. La campagna ha suscitato le proteste del Vaticano che l’ha definita ‘triste e angosciante’, ma d’altra parte ha ricevuto il pieno sostegno del governo Berlusconi”.

martedì 15 dicembre 2009

Ah, le Monde!

In merito all'aggressione di Silvio Berlusconi, Philippe Ridet, corrispondente di "Le Monde" da Roma, già ieri sera ha dichiarato quello che nessun giornale italiano ha ancora neppure accennato.
Cioè che l'aggressione stessa rinforzerà ancora di più la popolarità del premier.

E non credo sia sintomo di mancanza di sensibilità o di buon gusto affermarlo.

lunedì 30 novembre 2009

No comment

Dal sito di Repubblica. Senza aggiungere nessun commento.

LA LETTERA. Il direttore generale della Luiss: avremmo voluto che l'Italia fosse diversa e abbiamo fallito.

"Figlio mio, lascia questo Paese"


Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l'idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E' anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l'Alitalia non si metta in testa di fare l'azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell'orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d'altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l'unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.

Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po', non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all'infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.

Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,
tuo padre

L'autore è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.

Pier Luigi Celli
(30 novembre 2009)

mercoledì 25 novembre 2009

L'unico motivo per il quale non ho eliminato completamente la televisione dalla mia vita è perchè esiste ancora, anche se sempre più faticosamente, Report.

Fino a qualche tempo fa non me ne perdevo una puntata, se non potevo guardarlo in diretta lo registravo o lo cercavo in seguito su internet e, vedendolo, cercavo di assorbire ogni informazione, ogni nome, ogni dato.
Le inchieste "alla Report" mi hanno sempre affascinato, forse sono state quelle inchieste che mi hanno portato a iscrivermi a un corso di studi in giornalismo.

Da un pò di mesi a questa parte non riuscivo più a guardarlo; mi veniva il nervoso già dal primo minuto e alla fine della trasmissione provavo l'istinto irrefrenabile di scaraventare la televisione giù dalla finestra, di preparare le valigie e abbandonare l'Italia.

Domenica scorsa ho deciso di ricominciare a guardarlo. 

Bene, non so se ne abbiate avuto l'occasione anche voi.

Se ve lo siete perso, qui potete recuperare.

Se invece l'avete visto, credo che sarete indignati almeno quanto me dai personaggi politici che compaiono e dalle loro dichiarazioni.

Penso che in ogni altro paese d'Europa ogni singola puntata di Report provocherebbe indagini approfondite, crisi politiche e dimissioni. In Italia, no.

Prendo sempre più seriamente in considerazione l'idea di espatriare a Tenerife.
   

mercoledì 21 ottobre 2009

A volte ritornano

Gli Yes Men sono tornati, e questa volta hanno ingannato i grandi media internazionali con una finta conferenza stampa in cui si annunciava la svolta ecologica dell'industria Usa.
Troppo bello per essere vero?
Se volete conoscere i dettagli dell'ultima bufala degli Yes Men, leggete questo articolo apparso ieri sul sito di Repubblica.


'Svolta verde dell'industria Usa'
ma è una beffa degli Yes men
Con una finta conferenza stampa il gruppo celebre per le sue bufale ha ingannato tutti i grande media internazionali

di VALERIO GUALERZI

Gli "Yes men" sono tornati a colpire. Il gruppo di attivisti statunitense celebre per aver organizzato delle spettacolari truffe mediatiche a sfondo anticapitalista e ambientalista ha messo a segno un altro colpo dei suoi. Spacciandosi per rappresentanti della US Chamber of Commerce, una delle più importanti organizzazioni imprenditoriali americane, simile alla nostra Confindustria, due "yes men" hanno organizzato una finta conferenza stampa per annunciare al mondo che la lobby industriale metteva finalmente da parte la sua avversione per il "climate bill", la legge che fissa tetti alle emissioni di CO2 per contrastare i cambiamenti climatici.

Notizia davvero ghiotta, visto che il provvedimento, fortemente voluto da Obama, dopo essere passato alla Camera è ora bloccato al Senato anche grazie alle pressioni esercitate dalla Chamber. Un cambio di rotta talmente importante che la Reuters, la più importante agenzia di stampa al mondo, si è affrettata a trasmettere in rete. E lo stesso hanno fatto le tv presenti alla farsa ordita dagli "Yes men" e i tanti blogger e "twitters" che curano l'informazione ambientale su internet. Quando circa venti minuti più tardi il vero portavoce della Chamber si è catapultato nella sala dell'associazione nazionale della stampa urlando che era tutta una bufala, era ormai troppo tardi, la beffa era riuscita alla perfezione.

Gli "Yes men", ai quali è stato anche dedicato un docu-film presentato al festival di Berlino e in uscita la prossima settimana nelle sale Usa, ci hanno abituato in passato ad azioni clamorose. L'ultima risale ad appena qualche giorno fa, quando hanno distribuito nelle edicole una falsa versione del New York Post interamente dedicata alla minaccia rappresentata per la Grande Mela dai cambiamenti climatici. Questa volta però a dargli una mano nella riuscita della provocazione è stata la assoluta verosimiglianza del finto annuncio. "C'è solo un modo per fare affari e quel modo è approvare il prima possibile il climate bill così che a dicembre il presidente Obama si può presentare a Copenaghen e negoziare partendo da una posizione forte", ha esordito il falso portavoce della Chamber in conferenza.

Affermazione inventata, ma di buon senso, e destinata forse a diventare presto realtà. Non più tardi di un paio di settimane fa influenti aziende associate all'organizzazione hanno infatti abbandonato la lobby proprio per smarcarsi dal suo atteggiamento sulla questione climatica e dentro la Chamber serpeggia un forte malumore. Tra le prese di distanza più clamorose, quelle di Nike, PG&E, PNM Resources e Exelon.

lunedì 12 ottobre 2009

The Yes Men

Ho saputo dell'esistenza gli Yes Men leggendo un articolo su Internazionale e, avendoli ritenuti geniali e folli allo stesso tempo, quando ho scoperto che il loro film sarebbe stato proiettato al Festival a Ferrara, non ho proprio potuto fare a meno di andare a vederlo.

Gli Yes Men sono Andy Bichlbaum e Mike Bonanno, due attivisti statunitensi nemici giurati delle multinazionali che si sono fatti conoscere per alcune azioni ispirate alla "identity correction".
Il loro obiettivo è dimostrare che i governi e le multinazionali agiscono sempre e soltanto per il proprio interesse, smascherarli rendendoli ridicoli nel modo più plateale possibile.
Per farlo si fingono portavoce di un'organizzazione, una corporation o di un governo e rilasciano dichiarazioni scandalose e compromettenti partecipando a programmi televisivi, radiofonici, a conferenze e convegni importanti.

Secondo gli Yes Men "sometimes it takes a lie to tell the truth".
Seguendo questa filosofia il 3 dicembre 2003, giorno del ventesimo anniversario del disastro di Bhopal, Andy Bichlbaum partecipò a un programma di Bbc World fingendosi Jude Finisterra, un portavoce della Dow Chemical, la società proprietaria della Union Carbide, responsabile del disastro. Nel corso della sua dichiarazione riferì che l'azienda aveva finalmente deciso di decontaminare il sito della fabbrica e di risarcire tutte le persone coinvolte.
Dopo due ora la Dow negò tutto dichiarando che si trattava di un impostore, ma nel frattempo il suo valore azionario era sceso di due milioni di dollari.

Nel 2007 gli Yes Men diffusero una
finta copia del New York Times, identica nella grafica al vero giornale, ma contenente tutte le notizie che molti americani vorrebbero realmente leggere una mattina: la fine della guerra in Iraq e il rientro immediato delle truppe, l'approvazione della riforma sanitaria, l'abolizione del Patriot Act, la gratuità delle università pubbliche.

Le loro imprese più memorabili sono state racchiuse nel film "The Yes Men fix the world", che è stato proiettato a Ferrara in anteprima italiana.

Intelligenti, astute, irriverenti, provocanti, le trovate degli Yes Men hanno conquistato oltre a me una sala cinematografica al completo, provocando risate e applausi, suscitando ammirazione e invidia per avere messo in pratica quello che molti di noi vorrebbero vedere realizzato: lo smascheramento dei potenti.

giovedì 8 ottobre 2009

Meno male che Silvio c'è!

La giornata che ha visto assolvere De Gennaro e Mortola dall'accusa di "aver indotto al falso" l'ex questore di Genova Colucci sull'irruzione nella scuola Diaz durante il G8 del 2001 e che ha quindi lasciato impuniti i mandanti per l'ennesima volta, ha segnato però una vittoria per la giustizia in Italia.
Ieri sera, mentre stavo tornando a casa in macchina, la radio ha dato la notizia della bocciatura del Lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale, in quanto viola il principio di uguaglianza dei cittadini.
Credo di avere iniziato ad esultare e a saltellare sul sedile, attirandomi sguardi stupiti e increduli da parte degli altri automobilisti.

Questa mattina ho letto diversi articoli sui giornali stranieri visto che, si sa, in Italia la stampa è tutta in mano alla sinistra comunista (e rido perchè credo che Mr. B. sia l'unico a continuare a credere nell'esistenza diffusa dei comunisti).
Ogni articolo riportava la stessa notizia e cioè, semplicemente, che per una volta il premier non l'ha avuta vinta.
Ovviamente Lui ha dichiarato subito che la Corte è di sinistra perchè al suo interno ci sono 11 giudici di sinistra, che il capo dello Stato è ancora più di sinistra, che ora sì che gli italiani vedranno di che pasta è fatto...
Per fortuna che a compensare tutto questo estremismo comunista dello stato italiano c'è "Porta a Porta", che ha accolto ben 15 minuti di sfogo in diretta di Mr.B.
Palesemente irritato, il premier ha accusato l'intera magistratura di comunismo, ha insultato Rosy Bindi ("Lei è sempre più bella che intelligente"), ha dichiarato che la Corte è un organo di sinistra...

E in questa congiuntura astrale di sfrenato comunismo, meno male che Silvio c'è insomma.

Attendo con timore le conseguenze di questa bocciatura, che credo si esprimeranno in una riforma della giustizia a dir poco in suo favore, ma intanto non posso fare a meno di dire che, se la bocciatura del Lodo gli ha provocato anche solo un minuscolo fastidio, io sono proprio felice.




martedì 29 settembre 2009

Ferrara città aperta


Per il terzo anno consecutivo Ferrara ospita il Festival di Internazionale, una tre giorni di incontri, conferenze, proiezioni e interviste con i giornalisti e i collaboratori di Internazionale.

Il programma, quest'anno come gli anni scorsi, è ricchissimo e potete trovarlo qui.
Numerosi sono gli ospiti stranieri e italiani, non soltanto giornalisti ma anche scrittori, fotografi e bloggers, per offrire al pubblico una tipologia di eventi diversificata e trasversale.
Venerdì e sabato sera, concerti e reading concludono le giornate.

Personalmente, sono stata al Festival sia l'anno scorso che quello prima e ho sempre assistito ad eventi di altissimo livello, conferenze interessanti con relatori estremamente preparati e tematiche coinvolgenti, per approfondire argomenti dibattuti largamente o affrontarne altri quasi sconosciuti.

Una delle novità dell'edizione del 2009 è che anche i bloggers potranno accreditarsi e saranno trattati proprio come i giornalisti di carta stampata, radio e tv.

Il 3 ottobre, in contemporanea a "Internazionale a Ferrara", si svolgerà a Roma la manifestazione per la libertà di stampa.
Roma o Ferrara dunque?
Di sicuro bisognerebbe essere in entrambe le città, ma poichè questo non è possibile io ho scelto di essere a Ferrara.
Perchè anche da questo evento sono certa che emergerà una forte critica agli ultimi avvenimenti che hanno coinvolto l'informazione di "opposizione" e una ferma condanna per l'operato del governo.
Si discuterà e si criticherà, ci si metterà in discussione e si cercheranno nuovi punti di vista, per non restare in disparte.

giovedì 24 settembre 2009

Clandestino Day, venerdì 25 settembre


All'inizio di settembre il settimanale Carta ha lanciato una proposta importante: fare del 25 settembre il Clandestino Day.
Una giornata in cui, in tutta Italia, chiunque voglia opporsi al razzismo in nome di un modo di vivere più rispettoso e di una società realmente civile, organizzi qualcosa, qualunque cosa, per far sentire la propria voce e quella di chi, nel nostro paese, ne ha ogni giorno di meno.

Comitati per la difesa dei migranti, ONG, gruppi politici, centri sociali, collettivi universitari, ospedali, scuole, comunità cristiane, ma anche singoli cittadini, hanno così organizzato una lunga lista di eventi di ogni genere e in ogni luogo.
Dai sit-in nelle piazze per informare la gente su quello che sta succedendo in Italia alle proiezioni di filmati, dagli spettacoli teatrali per strada alle cene multietniche, dai concerti alle presentazioni di libri, da una lezione di italiano e arabo all'aperto a un'azione dimostrativa davanti alla questura o in un porto....

L'elenco è davvero lungo, ogni regione si è mobilitata e moltissime città sono state coinvolte.
Qui trovate la lista in continuo aggiornamento.

A Bologna, a partire dalle ore 18, ci sarà un banchetto informativo in Piazza San Francesco e dalle 19.30 all'enoteca Altotasso è in programma la visione del film "Come un uomo sulla terra", cui seguirà un dibattito con alcuni rappresentanti del mondo associativo bolognese impegnato sul tema dei migranti.
L'evento è organizzato da CESTAS, COSPE, Amani, Amici dei Popoli e numerose altre realtà che si confrontano quotidianamente con i problemi dei migranti.

Partecipare e diffondere questa iniziativa è importante per far sentire la nostra totale disapprovazione per la deriva razzista della politica e di parte della società italiana, per preparare al meglio il corteo del 17 ottobre a Roma contro i recenti provvedimenti governativi nei confronti dei migranti (Legge n. 94 del 15 luglio 2009, "Disposizioni in materia di sicurezza pubblica").

Una giornata antirazzista, contro il pacchetto sicurezza e il reato di clandestinità, per domandarsi che cosa non lo Stato, ma ognuno di noi, può fare per rendere questa società sempre un più simile a quella che vorremmo.
Per non limitarsi alle chiacchiere da bar, ma uscire nelle piazze e mostrare la nostra indignazione, per dimostrare molti italiani non la pensano come questo governo, per non arrendersi allo sconforto.

Per non restare a guardare.

martedì 15 settembre 2009

Spegniamo RaiUno e accendiamo il cervello


La strategia del ragno
di CURZIO MALTESE

C'è qualcosa che gli italiani non sanno, ma soprattutto non debbono sapere, dietro la violenza dell'assalto finale di Silvio Berlusconi al valore di cui s'è sempre orwellianamente riempito la bocca, la libertà.

La libertà d'informazione e di critica del giornalismo, perfino la semplice libertà di scelta degli spettatori televisivi. C'è, deve esserci una disperata ragione se il premier, già osservato speciale delle opinioni pubbliche di mezzo mondo, invece di rientrare (lui sì) nei ranghi del gioco democratico, continua a sparare bordate contro le riserve indiane che ancora sfuggono al suo controllo.

L'ultimo episodio, l'oscuramento di Ballarò su Raitre, e ora anche di Matrix su Canale 5, per concentrare tutta l'audience di oggi sulla puntata celebrativa di Porta a Porta per la consegna alle vittime del terremoto abruzzese delle prime case, aggiunge un ulteriore tocco "coreano" al disegno dell'egemone. Volenti o nolenti, milioni di spettatori sono chiamati stasera all'appello, da bravi soldatini, per plaudire al "miglior presidente del Consiglio in 150 anni", che si esibisce nell'ennesimo spettacolare sfruttamento del dolore, fra le lodi dei ciambellani. Si ha un bel dire che ci vuole prudenza nell'adoperare certe parole, ma queste cose si vedono soltanto nei regimi. Più spesso, alla fine dei regimi, quando l'egemone è parecchio in là con gli anni e con l'incontinenza egolatrica.

La vicenda è grave in sé, come ha subito commentato Sergio Zavoli, presidente della Commissione parlamentare di vigilanza e memoria storica della Rai. E lascia perplessi che invece il presidente di garanzia della Rai la riduca a scompenso organizzativo. Si tratta quantomeno di un eufemismo. Ma l'affare Ballarò diventa ancora più inquietante perché s'inserisce in una strategia del ragno governativa per intimidire o tappare direttamente la bocca all'informazione critica.

Le denunce e le minacce contro Repubblica e Unità e perfino la stampa estera, il pestaggio mediatico di questo o quel giornalista, gli avvertimenti mafiosi a questo o quel conduttore perché si pieghino alle censure o dicano addio ai loro programmi, questi sono i metodi. Non si può neppure dire che si tratti di una trama occulta. Gli obiettivi sono palesi, dichiarati, in qualche caso rivendicati. Berlusconi sta usando tutto il suo potere di premier, primo editore e uomo più ricco d'Italia, per strangolare economicamente la stampa d'opposizione, epurare i pochi programmi d'informazione degna di un servizio pubblico, a cominciare da Annozero di Santoro, Report di Gabanelli e Che tempo che fa di Fazio, infine destituire l'unico direttore di rete televisiva, Paolo Ruffini di RaiTre, che non obbedisce agli ordini.

Non sappiamo se tutto questo si possa definire "l'agonia di una democrazia", come ha scritto Le Monde. Ma certo gli assomiglia moltissimo. Del quotidiano francese si può condividere anche il conciso titolo del commento: "Basta!". Nella speranza che siano in molti ormai in Italia a voler dire "basta!", non tanto, non più per convinzione politica, ma per buon senso, decenza e amor di patria. Lo si vedrà anche alla manifestazione di piazza del Popolo il prossimo sabato.

Al giornalismo libero rimane il compito di chiarire il mistero dietro l'offensiva finale di Berlusconi contro la libertà d'informazione. Oltre a quanto già gli italiani sanno, o almeno la minoranza che non si limita a bersi i telegiornali. E cioè il terrore governativo per il calo (reale) di consensi, l'incombere degli effetti autunnali della crisi sempre negata, il dilatarsi dei noti scandali di escort e minorenni, l'avvicinarsi di una sentenza della Consulta che potrebbe restituire Berlusconi alle proprie responsabilità davanti alla legge. E poi forse ci sarà dell'altro da nascondere, che all'informazione indipendente spetta d'indagare. Salvo che il potere impedisca ai giornalisti di fare il proprio lavoro. Come sta accadendo in Italia, con questa guerra preventiva, sotto gli occhi di tutto il mondo.

da La Repubblica.it
15 settembre 2009

lunedì 14 settembre 2009

Buona giornata!

Mi alzo, accendo il computer e, con una tazza di caffè in mano e gli occhi ancora semichiusi, inizio a leggere i titoli del Corriere e della Repubblica.
Poi gli occhi si spalancano.



Leggo gli articoli.
Iniziamo bene...

domenica 13 settembre 2009

L'essenziale è invisibile agli occhi

Qualche tempo fa, cercando su internet notizie riguardo al terremoto in Abruzzo, ho trovato questo blog.

Ho iniziato a leggerlo, e da allora lo guardo ogni giorno per tentare di recuperare anche tutto il tempo e i post perduti.

E' scritto da un'abruzzese, un'aquilana per l'esattezza, che con sguardo attento e penetrante, con toni forti ma allo stesso tempo spesso con grande ironia ci racconta quello che altrimenti sarebbe difficile sapere.

I suoi resoconti sono precisi, dettagliati e drammatici per noi che siamo portati a vedere della ricostruzione in Abruzzo solo quella minuscola percentuale che viene urlata e propagandata dalla maggior parte della stampa e dalla televisione.

Leggere i racconti di una persona che vive il dramma, le testimonianze di chi non ha mai visto inaugurazioni di nuove C.A.S.E. ma è ancora nelle tendopoli o nei container, è fondamentale.

Fondamentale per non dimenticarci di quello che sta succedendo, delle promesse non mantenute, delle case non consegnate, della situazione di migliaia di persone che dalle 3.32 del 6 aprile 2009 vivono in condizioni estreme, che hanno visto distrutte le loro vite.

E' fondamentale vedere questa catastrofe da un'altra prospettiva, quella della gente.

Vi suggerisco di leggere un post qualsiasi dal blog di Miss Kappa e sono convinta che, così come è successo a me, comincerete ad osservare ogni cosa con occhi diversi.

E se avete 8 minuti di tempo vi consiglio di guardare questo video.

Credo che ne valga davvero la pena.


martedì 8 settembre 2009

Della (mancata) leggerezza dell'essere

Questa sera avrei voluto scrivere un post frivolo e leggero, perchè sono convinta che ogni tanto un pò di superficialità nella vita faccia bene.
Ho pensato: c'è il Festival del Cinema di Venezia con decine di nuovi film, attori e donne elegantissime, c'è George Clooney che ha sfilato sul red carpet con la Canalis, c'è la lite tra Daniela Santanché e Vladimir Luxuria...gli argomenti non mancano di certo.

Non volevo davvero parlare di politica, delle dichiarazioni di Berlusconi, delle sue accuse alla stampa, delle barzellette, delle liti con Fini, del "caso Boffo"...
Perchè, diciamocelo, il panorama politico italiano è sconfortante, grottesco e ripugnante.
A voler essere ottimisti.
Al mattino ho quasi paura ad aprire i giornali, perchè ogni giorno penso "peggio di così non può mica andare", e invece ogni giorno va peggio, ogni giorno ce n'è una nuova e, solitamente, è qualcosa di ancora più preoccupante, esasperante e tragicamente comico.
Sempre a voler essere ottimisti.

Ora ho capito che questo sentimento di inquietudine, rabbia, indignazione è tutta colpa mia.
Sì, perchè se mi convertissi al "Grande Fratello", ai tronisti, alla televisione urlata, al disinteresse per tutto quello che non riguarda l'ultimo concorrente eliminato dall' "Isola dei famosi", di sicuro starei più tranquilla.
E' colpa mia se non riesco ad assuefarmi alle bugie, agli scandali, se non riesco a ridere alle battute di Berlusconi, se non sono contenta di avere un Presidente che, oltre ad essere Superman, è anche un cabarettista di prim'ordine.
E' colpa mia se le sue sparate, invece che infondermi fiducia, mi spaventano ogni giorno di più.
Tutta colpa mia. Senza ombra di dubbio.

So che questo non è esattamente un esempio di "obiettività" che, aspirando io al lavoro giornalistico, dovrei avere impressa in testa come prima e imprescindibile regola, ma proprio non ce l'ho fatta a trattenermi.
Perdonate lo sfogo.

Credo sia stato provocato dalla visione dell'intervista di Daphne Barak a Noemi Letizia.

Ma di questo parleremo un'altra volta.

venerdì 4 settembre 2009

Realtà o finzione?



Fatta eccezione per il diffuso colore rossastro, la prima immagine mi ricorda "2001: Odissea nello spazio". Un paesaggio desolato e una voce nasale fuori campo.
Pochi secondi dopo compaiono militari equipaggiati di tutto punto e aerei iper tecnologici, da un centro di comando vengono fornite ai primi indicazioni strategiche.
I soldati si muovono in direzione del nemico.
Poi nel video compaiono due frasi...
"It's not science fiction; it's what we do every day."
Nell'ultimo frame il simbolo dell'areonautica militare americana e il riferimento del suo sito internet.

Così, solo dopo 30 secondi di video, capiamo che non si tratta della pubblicità dell'ultimo videogioco lanciato sul mercato americano, nè del trailer del prossimo film di Hollywood in cui i Buoni devono sconfiggere i Cattivi per evitare che la Terra venga distrutta.
Nessun film o videogioco, è un vero e proprio spot della U.S. Air Force.

In passato lo avevano già fatto l'esercito e la marina, video con immagini potenti ed efficaci, che presentano i militari esattamente come gli eroi che siamo abituati a vedere sul grande schermo. Difficile distinguerli dai veri attori dunque, tanto quanto è difficile distinguere questi spots dai trailers delle produzioni hollywoodiane.

Sul sito di Internazionale troviamo il riferimento all'articolo scritto da David Sirota su Truthdig in merito al video dell'areonautica militare americana che ho cercato di descrivere.