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mercoledì 27 gennaio 2010

Di Noemi Letizia e iMussolini

Non bastava il cielo grigio ormai perenne, la neve, il freddo gelido e l'idea dell'ennesima giornata di studio matto e disperato a rendere complicato il mio risveglio.
No, perchè io ho la sanissima abitudine di leggere i quotidiani on-line (Repubblica e Corriere della Sera, principalmente) mentre sorseggio il caffelatte.
Risultato: spesso rischio di rovesciarlo sul computer per i sussulti provocati dalle notizie che mi si parano davanti agli occhi.
Forse dovrei porre fine a tale rito mattutino.
Questo è uno di quei giorni in cui ne sono davvero convinta.

Per farvi capire per quale motivo, sottopongo alla vostra attenzione due articoli che ho appena letto su Repubblica.it.

Il primo è relativo all'applicazione per l'iPhone chiamata iMussolini,
scaricando la quale si possono ascoltare, leggere e vedere tutti i suoi discorsi sul telefonino. E poichè è anche economica (costa solo 79 centesimi), è il secondo programma più scaricato negli Apple Store. Impossibile farne a meno.
Il programma è stato ideato da un imprenditore napoletano venticinquenne che, per evitare troppe polemiche (come l'accusa di apologia del fascismo), sta pensando di crearne uno anche su Gandhi. Per par condicio.

Non ci credete? All'inizio non ci riuscivo nemmeno io, poi ho letto l'articolo.

La seconda notizia riguarda Noemi Letizia, che si sta preparando a fare il suo debutto in Rai.
Dopo le elezioni regionali, però, per evitare scandali sgraditi al premier. E non sulle reti Mediaset, per non suscitare il sospetto che le venga fornita una corsia preferenziale.
Lascio a voi i commenti.


lunedì 14 dicembre 2009

Sono tornata da Lione da qualche giorno, mi sono lasciata travolgere dalla città e la Fête des Lumières è stata meravigliosa, non faceva neppure freddo.
Avevo pensato di scrivere di questo, ma...

Credo che non ci sia nessuno in Italia e oltre che non sappia quello che è successo ieri sera a Milano. Silvio Berlusconi, mentre saluta la folla e firma autografi dopo il suo discorso in piazza Duomo, viene colpito al volto con una statuetta-souvenir del Duomo medesimo. Il viso sanguinante è immortalato da decine di macchine fotografiche e telecamere, poi il presidente del Consiglio viene trasportato all'ospedale.
Dopo poche ore i siti internet dei principali quotidiani riportano la notizia che a colpirlo è stato un uomo di 42 anni con problemi psichici, in cura da 10 anni.
Questa mattina leggo che il gesto ha provocato al premier la frattura del setto nasale e di due denti.

Bene. Cioè, non troppo, ma proseguiamo.

Colpire il presidente del Consiglio, ma così come qualsiasi politico, qualsiasi persona, con l'intenzione e la consapevolezza di ferirla è sbagliato.
In una democrazia degna di tale nome, tutti dovrebbero avere la possibilità di esprimere le proprie opinioni senza temere per la propria incolumità.
Allo stesso modo, tutti dovrebbero essere liberi di dissentire, di manifestare il proprio disaccordo, la propria delusione e indignazione.
Certo, non lanciando monumenti in versione mignon, o scarpe, o treppiedi, o uova. Ma la libertà di dissenso in una democrazia è fondamentale. Perchè, teoricamente, è ciò che la fa crescere, progredire, avanzare. Se questa libertà manca, si parla di dittatura.

Bene.

Quello che mi ha irritato è stato leggere sui giornali articoli che avvicinano il "gesto della statuetta" alla contestazione che ha avuto luogo durante il comizio di Berlusconi, quando alcune persone presenti in piazza hanno interrotto il suo discorso.
Sono, queste, due prese di posizione così distanti da non poter essere neanche paragonate.
Le persone che erano in piazza hanno sì disturbato il premier, ma in modo pacifico, semplicemente gridando che non la pensano come lui, come il resto del pubblico della piazza. Hanno contestato in modo pacifico una strada politica che non condividono, hanno accusato il premier di scelte economiche che non ritengono vantaggiose e utili al nostro paese.
E basta. Sono state fatte allontanare dalla polizia, in modo che Berlusconi potesse concludere il suo discorso senza problemi.
Quello che è successo dopo è stata tutta un'altra cosa. E' stato un atto violento, che non va giustificato.
Ma, a mio parere, quello che Antonio Di Pietro e Rosy Bindi hanno affermato oggi è vero: il premier non è una vittima, è un provocatore e non è certo lui che mantiene il dialogo politico sereno, non è lui che abbassa i toni. Anzi.
Ogni suo discorso è un attacco verbalmente violento a giudici, giornalisti, politici, istituzioni, televisione, elettori "coglioni" del centro-sinistra...
Mi ricordo a fatica di altri politici che usino lo stesso numero di parole volgari di cui si serve lui durante la maggior parte degli interventi.
Perchè è lui quello con le palle, e dove lo trovano gli italiano un altro forte come il signor Silvio Berlusconi? Storia recentissima, mica illazioni di chi non lo appoggia.

Non dico che tutto questo giustifichi quello che è accaduto a Milano, ma dico che non si può associare il dissenso di molti italiani ad un atto violento e non si può, inoltre, usare quest'ultimo come pretesto per oscurare siti internet, controllare i social network. In una parola, per censurare.

Che Berlusconi sia stato vittima di un gesto da condannare è un dato di fatto.
Che ora però ci venga presentato come un martire in odore di santità è tutta un'altra cosa.

venerdì 27 novembre 2009

Appello

Se esistesse realmente un video di Alessandra Mussolini e Roberto Fiore che hanno fanno sesso all'interno della sede di Forza Nuova, per cortesia, non diffondetelo.

La visione di un video del genere oltrepasserebbe di gran lunga il limite della mia sopportazione, rappresenterebbe un affronto al mio senso morale e all'umana decenza.
E costituirebbe per me la spinta definitiva ad abbandonare il Belpaese.

Grazie.

lunedì 16 novembre 2009

Thinking about Biennale

Dopo una notte e una giorno di meditazione ho capito: l'arte contemporanea mette seriamente in discussione la mia capacità di discernimento.




Non è che non mi piaccia, al contrario, ma credo che dovrebbe spiegarsi un pò meglio.

domenica 15 novembre 2009

Going to Biennale

Domenica, oggi, alle 8 del mattino sono in treno per andare alla Biennale di Venezia.
Fuori dal finestrino scorre il paesaggio della bassa padana, io comincio a sfogliare la Repubblica.

Immersa nelle pagine del giornale, non mi accorgo dei due ragazzi (Lei e Lui) che salgono sul treno più o meno all'altezza di Padova e si siedono di fronte a me.
Quando iniziano a chiacchierare mi rendo conto della loro presenza e, fingendo di continuare a leggere, incomincio ad osservarli e ad origliare i loro discorsi.

Lei un look tendente al dark, tono sostenuto e sguardo di chi la sa lunga su molte cose.

Lui, palesemente stracotto di Lei, pende dalle sue labbra.
Entrambi sui 17 anni.
Chiacchiere sul sabato sera, sugli amici, sulla scuola, poi...

Lei: "L'estate prossima vorrei andare ad Amsterdam!"

Lui: "Amsterdam...mm...Amsterdam...dov'è?"

Lei: "Dove la droga è legale!"

Ho strabuzzato gli occhi come davanti alle trovate di Paris Hilton.

Ora, il punto non è solo che a 17 anni si è già abbastanza grandini per conoscere almeno le capitali degli stati europei, nè tantomeno che stiamo parlando dei Paesi Bassi e non di uno staterello situato dall'altra parte del globo...

Il punto è anche che, delle tante risposte che Lei avrebbe potuto fornire, ha scelto QUELLA.

Mi permetto di suggerire qualche alternativa:

1. "Amsterdam è nei Paesi Bassi!"

2. "Non lo sai?? Amsterdam è in Olanda!"
3. "Lo sanno tutti che è la capitale dell'Olanda!"
4. "Dai, è la città dei canali, dei tulipani e degli zoccoli di legno.."

Lungi da me la minima sfumatura di buonismo o riprovazione, anch'io, diciottenne, sono stata ad Amsterdam durante l'inter-rail e, come ogni diciottenne, sapevo benissimo che ad Amsterdam la droga è legale e questa è di sicuro la sua prima attrazione.

Ma almeno sapevo anche che è la capitale dei Paesi Bassi, e che diamine!