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mercoledì 21 ottobre 2009

A volte ritornano

Gli Yes Men sono tornati, e questa volta hanno ingannato i grandi media internazionali con una finta conferenza stampa in cui si annunciava la svolta ecologica dell'industria Usa.
Troppo bello per essere vero?
Se volete conoscere i dettagli dell'ultima bufala degli Yes Men, leggete questo articolo apparso ieri sul sito di Repubblica.


'Svolta verde dell'industria Usa'
ma è una beffa degli Yes men
Con una finta conferenza stampa il gruppo celebre per le sue bufale ha ingannato tutti i grande media internazionali

di VALERIO GUALERZI

Gli "Yes men" sono tornati a colpire. Il gruppo di attivisti statunitense celebre per aver organizzato delle spettacolari truffe mediatiche a sfondo anticapitalista e ambientalista ha messo a segno un altro colpo dei suoi. Spacciandosi per rappresentanti della US Chamber of Commerce, una delle più importanti organizzazioni imprenditoriali americane, simile alla nostra Confindustria, due "yes men" hanno organizzato una finta conferenza stampa per annunciare al mondo che la lobby industriale metteva finalmente da parte la sua avversione per il "climate bill", la legge che fissa tetti alle emissioni di CO2 per contrastare i cambiamenti climatici.

Notizia davvero ghiotta, visto che il provvedimento, fortemente voluto da Obama, dopo essere passato alla Camera è ora bloccato al Senato anche grazie alle pressioni esercitate dalla Chamber. Un cambio di rotta talmente importante che la Reuters, la più importante agenzia di stampa al mondo, si è affrettata a trasmettere in rete. E lo stesso hanno fatto le tv presenti alla farsa ordita dagli "Yes men" e i tanti blogger e "twitters" che curano l'informazione ambientale su internet. Quando circa venti minuti più tardi il vero portavoce della Chamber si è catapultato nella sala dell'associazione nazionale della stampa urlando che era tutta una bufala, era ormai troppo tardi, la beffa era riuscita alla perfezione.

Gli "Yes men", ai quali è stato anche dedicato un docu-film presentato al festival di Berlino e in uscita la prossima settimana nelle sale Usa, ci hanno abituato in passato ad azioni clamorose. L'ultima risale ad appena qualche giorno fa, quando hanno distribuito nelle edicole una falsa versione del New York Post interamente dedicata alla minaccia rappresentata per la Grande Mela dai cambiamenti climatici. Questa volta però a dargli una mano nella riuscita della provocazione è stata la assoluta verosimiglianza del finto annuncio. "C'è solo un modo per fare affari e quel modo è approvare il prima possibile il climate bill così che a dicembre il presidente Obama si può presentare a Copenaghen e negoziare partendo da una posizione forte", ha esordito il falso portavoce della Chamber in conferenza.

Affermazione inventata, ma di buon senso, e destinata forse a diventare presto realtà. Non più tardi di un paio di settimane fa influenti aziende associate all'organizzazione hanno infatti abbandonato la lobby proprio per smarcarsi dal suo atteggiamento sulla questione climatica e dentro la Chamber serpeggia un forte malumore. Tra le prese di distanza più clamorose, quelle di Nike, PG&E, PNM Resources e Exelon.

lunedì 12 ottobre 2009

The Yes Men

Ho saputo dell'esistenza gli Yes Men leggendo un articolo su Internazionale e, avendoli ritenuti geniali e folli allo stesso tempo, quando ho scoperto che il loro film sarebbe stato proiettato al Festival a Ferrara, non ho proprio potuto fare a meno di andare a vederlo.

Gli Yes Men sono Andy Bichlbaum e Mike Bonanno, due attivisti statunitensi nemici giurati delle multinazionali che si sono fatti conoscere per alcune azioni ispirate alla "identity correction".
Il loro obiettivo è dimostrare che i governi e le multinazionali agiscono sempre e soltanto per il proprio interesse, smascherarli rendendoli ridicoli nel modo più plateale possibile.
Per farlo si fingono portavoce di un'organizzazione, una corporation o di un governo e rilasciano dichiarazioni scandalose e compromettenti partecipando a programmi televisivi, radiofonici, a conferenze e convegni importanti.

Secondo gli Yes Men "sometimes it takes a lie to tell the truth".
Seguendo questa filosofia il 3 dicembre 2003, giorno del ventesimo anniversario del disastro di Bhopal, Andy Bichlbaum partecipò a un programma di Bbc World fingendosi Jude Finisterra, un portavoce della Dow Chemical, la società proprietaria della Union Carbide, responsabile del disastro. Nel corso della sua dichiarazione riferì che l'azienda aveva finalmente deciso di decontaminare il sito della fabbrica e di risarcire tutte le persone coinvolte.
Dopo due ora la Dow negò tutto dichiarando che si trattava di un impostore, ma nel frattempo il suo valore azionario era sceso di due milioni di dollari.

Nel 2007 gli Yes Men diffusero una
finta copia del New York Times, identica nella grafica al vero giornale, ma contenente tutte le notizie che molti americani vorrebbero realmente leggere una mattina: la fine della guerra in Iraq e il rientro immediato delle truppe, l'approvazione della riforma sanitaria, l'abolizione del Patriot Act, la gratuità delle università pubbliche.

Le loro imprese più memorabili sono state racchiuse nel film "The Yes Men fix the world", che è stato proiettato a Ferrara in anteprima italiana.

Intelligenti, astute, irriverenti, provocanti, le trovate degli Yes Men hanno conquistato oltre a me una sala cinematografica al completo, provocando risate e applausi, suscitando ammirazione e invidia per avere messo in pratica quello che molti di noi vorrebbero vedere realizzato: lo smascheramento dei potenti.

venerdì 4 settembre 2009

Realtà o finzione?



Fatta eccezione per il diffuso colore rossastro, la prima immagine mi ricorda "2001: Odissea nello spazio". Un paesaggio desolato e una voce nasale fuori campo.
Pochi secondi dopo compaiono militari equipaggiati di tutto punto e aerei iper tecnologici, da un centro di comando vengono fornite ai primi indicazioni strategiche.
I soldati si muovono in direzione del nemico.
Poi nel video compaiono due frasi...
"It's not science fiction; it's what we do every day."
Nell'ultimo frame il simbolo dell'areonautica militare americana e il riferimento del suo sito internet.

Così, solo dopo 30 secondi di video, capiamo che non si tratta della pubblicità dell'ultimo videogioco lanciato sul mercato americano, nè del trailer del prossimo film di Hollywood in cui i Buoni devono sconfiggere i Cattivi per evitare che la Terra venga distrutta.
Nessun film o videogioco, è un vero e proprio spot della U.S. Air Force.

In passato lo avevano già fatto l'esercito e la marina, video con immagini potenti ed efficaci, che presentano i militari esattamente come gli eroi che siamo abituati a vedere sul grande schermo. Difficile distinguerli dai veri attori dunque, tanto quanto è difficile distinguere questi spots dai trailers delle produzioni hollywoodiane.

Sul sito di Internazionale troviamo il riferimento all'articolo scritto da David Sirota su Truthdig in merito al video dell'areonautica militare americana che ho cercato di descrivere.