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venerdì 15 gennaio 2010

Lavori in corso

Chiedo umilmente perdono se in questo periodo sono a dir poco evanescente, sia sul blog che nella vita reale.

Lo scorso weekend ho imbiancato (eccezion fatta per una parete che è stata dipinta color giallo canarino!), sistemato, pulito, quella che da lunedì è ufficialmente la mia nuova casa. In rue San Donato.

Chiunque mi conosca sa che io non riesco mai a fare una cosa alla volta, senza corse contro il tempo e senza ansie. Certo che no, io sono una specialista nel fare le cose "alla carlona" come si dice a Bologna; cioè in modo a dir poco approssimativo.

Quindi mi sono lanciata nell'impresa di ridipingere la stanza, traslocare, dare gli ultimi esami e, bien sûr, continuare a lavorare. Tutto contemporaneamente.

Comprenderete dunque quanto in questo periodo possa essere incasinata.

Lunedì a mezzanotte sono entrata nella nuova stanza con un paio di valigie, i libri e il fedelissimo Mac. Le valigie giacciono ancora sul pavimento, aperte. I libri e il Mac, invece, stati accuratamente riposti.

Fa un effetto strano svegliarsi alla mattina, guardare fuori dalla finestra e non avere più davanti agli occhi quella vista alla quale eravamo tanto abituati.
Mi era già successo quando ero in Erasmus a Lione, ma quello che si vedeva dalla finestra della mia stanza era così meraviglioso che non avrebbe potuto farmi rimpiangere nulla. E poi si trattava di una situazione transitoria, sapevo che dopo qualche mese sarei tornata alle mie abitudini.

Ora, invece, è tutto un pò diverso.
La vista è meno bella, palazzi e non più alberi o il fiume, ma l'idea che questa potrebbe essere la mia casa per un tempo più lungo.
A volte mi chiedo se ho fatto la scelta giusta, a volte ne sono certa e due secondi dopo sono sicura del contrario.
Però guardare questa stanza che ogni giorno che passa diventa sempre un pò più mia, guardare la parete gialla dipinta con tanta cura, condividere la quotidianità con un'amica, mi rende felice.

Starò mica crescendo, eh?

mercoledì 23 dicembre 2009

Natale e dintorni



Per me il Natale ha l’odore della colla Vinavil che usavo alle scuole elementari per creare i regali per i miei genitori, e il profumo dell’abete appena comprato ancora da addobbare.

Ha la magia del presepe animato della Chiesa di San Francesco che ogni anno, quando ero bambina, il nonno mi portava a vedere ed io rimanevo a osservare a lungo, finché nella rappresentazione la notte si trasformava in giorno e il giorno di nuovo in notte. Ha la dolcezza della mia mano stretta in quella del nonno mentre attraversavamo il centro di Bologna con l’autobus.

Il mio Natale è la tovaglia rossa con le coccinelle nere stesa dalla nonna per il pranzo del 25 dicembre, il sapore del suo mascarpone, la soddisfazione che provavo quando riuscivo a scovare un pezzo di cioccolata più grande degli altri.

E’ la felicità di trovare, ogni anno, il solito e tanto atteso pacchetto rettangolare che conteneva l’ultimo cartone animato da guardare tutti insieme il pomeriggio di Natale e la sorpresa di vederne tanti altri misteriosi.

Sono le prime luminarie per le strade, gli alberi con le lucine in piazza Aldrovandi, le palle di vetro comprate in Austria d’estate e regalate tutti gli anni alla nonna.

Sono i biscotti e il bicchierino di grappa che i miei genitori lasciavano sul tavolo del soggiorno per Babbo Natale e che al mattino erano scomparsi perchè, si sa, quando lui arriva insieme alle renne sono tutti infreddoliti e affamati.

E’ l’eccitazione della sveglia presto per scartare i regali e il rumore delle carte strappate, è la colorata confusione del nostro soggiorno e l’attesa della neve che potrebbe rendere tutto ancora più speciale.

Qualche giorno fa, mentre pedalavo in via Santo Stefano, mi sono improvvisamente resa conto di che cosa significhi per me il Natale. Quella festa che in questi ultimi anni ho detestato sempre di più per la confusione in centro, le file di macchine per strada, la corsa agli acquisti, lo sgomitare nei negozi, la gente nervosa e frenetica, le luci accese sempre prima.

Per me il Natale, quello che amo, è quello della mia infanzia. Il ricordo dei suoi profumi e le sue immagini mi riportano indietro nel tempo, sono scolpiti nella mia memoria, vividi come se appartenessero a ieri.

Spero che nessuna di queste sensazioni mi abbandoni mai, che possano rimanere così forti, che l’odore di un barattolo di Vinavil mi riporti immediatamente indietro negli anni.

lunedì 14 dicembre 2009

Sono tornata da Lione da qualche giorno, mi sono lasciata travolgere dalla città e la Fête des Lumières è stata meravigliosa, non faceva neppure freddo.
Avevo pensato di scrivere di questo, ma...

Credo che non ci sia nessuno in Italia e oltre che non sappia quello che è successo ieri sera a Milano. Silvio Berlusconi, mentre saluta la folla e firma autografi dopo il suo discorso in piazza Duomo, viene colpito al volto con una statuetta-souvenir del Duomo medesimo. Il viso sanguinante è immortalato da decine di macchine fotografiche e telecamere, poi il presidente del Consiglio viene trasportato all'ospedale.
Dopo poche ore i siti internet dei principali quotidiani riportano la notizia che a colpirlo è stato un uomo di 42 anni con problemi psichici, in cura da 10 anni.
Questa mattina leggo che il gesto ha provocato al premier la frattura del setto nasale e di due denti.

Bene. Cioè, non troppo, ma proseguiamo.

Colpire il presidente del Consiglio, ma così come qualsiasi politico, qualsiasi persona, con l'intenzione e la consapevolezza di ferirla è sbagliato.
In una democrazia degna di tale nome, tutti dovrebbero avere la possibilità di esprimere le proprie opinioni senza temere per la propria incolumità.
Allo stesso modo, tutti dovrebbero essere liberi di dissentire, di manifestare il proprio disaccordo, la propria delusione e indignazione.
Certo, non lanciando monumenti in versione mignon, o scarpe, o treppiedi, o uova. Ma la libertà di dissenso in una democrazia è fondamentale. Perchè, teoricamente, è ciò che la fa crescere, progredire, avanzare. Se questa libertà manca, si parla di dittatura.

Bene.

Quello che mi ha irritato è stato leggere sui giornali articoli che avvicinano il "gesto della statuetta" alla contestazione che ha avuto luogo durante il comizio di Berlusconi, quando alcune persone presenti in piazza hanno interrotto il suo discorso.
Sono, queste, due prese di posizione così distanti da non poter essere neanche paragonate.
Le persone che erano in piazza hanno sì disturbato il premier, ma in modo pacifico, semplicemente gridando che non la pensano come lui, come il resto del pubblico della piazza. Hanno contestato in modo pacifico una strada politica che non condividono, hanno accusato il premier di scelte economiche che non ritengono vantaggiose e utili al nostro paese.
E basta. Sono state fatte allontanare dalla polizia, in modo che Berlusconi potesse concludere il suo discorso senza problemi.
Quello che è successo dopo è stata tutta un'altra cosa. E' stato un atto violento, che non va giustificato.
Ma, a mio parere, quello che Antonio Di Pietro e Rosy Bindi hanno affermato oggi è vero: il premier non è una vittima, è un provocatore e non è certo lui che mantiene il dialogo politico sereno, non è lui che abbassa i toni. Anzi.
Ogni suo discorso è un attacco verbalmente violento a giudici, giornalisti, politici, istituzioni, televisione, elettori "coglioni" del centro-sinistra...
Mi ricordo a fatica di altri politici che usino lo stesso numero di parole volgari di cui si serve lui durante la maggior parte degli interventi.
Perchè è lui quello con le palle, e dove lo trovano gli italiano un altro forte come il signor Silvio Berlusconi? Storia recentissima, mica illazioni di chi non lo appoggia.

Non dico che tutto questo giustifichi quello che è accaduto a Milano, ma dico che non si può associare il dissenso di molti italiani ad un atto violento e non si può, inoltre, usare quest'ultimo come pretesto per oscurare siti internet, controllare i social network. In una parola, per censurare.

Che Berlusconi sia stato vittima di un gesto da condannare è un dato di fatto.
Che ora però ci venga presentato come un martire in odore di santità è tutta un'altra cosa.

giovedì 3 dicembre 2009

Cose che mi mancano della Francia a 6 mesi dal ritorno


- Affacciarmi alla finestra della mia stanza e vedere il fiume,
- svegliarmi con il disco Jacques Brel nella stanza accanto,
- il mercato della frutta e della verdura sul lungofiume,
- il caffé take away (anzi, à emporter) della cafetteria dell'Università. Il caffè era orribile, ma finalmente potevo berlo dentro a quei bicchieri che fanno tanto film!
- il vento di Lione e il tempo che cambia ogni mezz'ora,
- il mercato degli artisti sotto casa. Se ogni tanto avrei potuto dimenticarmi di vivere in Francia, quello era la cosa che meglio riusciva a ricordarmelo!
- le stradine medievali della Vieux Lyon.

Tra qualche ora prendo un treno e torno a Lione per una settimana.
Torno a respirare un pò di aria francese e, sicuramente, a prendere un sacco di freddo!
Approfitto del fatto che in questi giorni, in quella che è stata la mia città per sei mesi, c'è la Fête des Lumières.
Sarò di ritorno mercoledì prossimo e vi racconterò come è stata la Festa!
Buona settimana a tutti!

mercoledì 25 novembre 2009

L'unico motivo per il quale non ho eliminato completamente la televisione dalla mia vita è perchè esiste ancora, anche se sempre più faticosamente, Report.

Fino a qualche tempo fa non me ne perdevo una puntata, se non potevo guardarlo in diretta lo registravo o lo cercavo in seguito su internet e, vedendolo, cercavo di assorbire ogni informazione, ogni nome, ogni dato.
Le inchieste "alla Report" mi hanno sempre affascinato, forse sono state quelle inchieste che mi hanno portato a iscrivermi a un corso di studi in giornalismo.

Da un pò di mesi a questa parte non riuscivo più a guardarlo; mi veniva il nervoso già dal primo minuto e alla fine della trasmissione provavo l'istinto irrefrenabile di scaraventare la televisione giù dalla finestra, di preparare le valigie e abbandonare l'Italia.

Domenica scorsa ho deciso di ricominciare a guardarlo. 

Bene, non so se ne abbiate avuto l'occasione anche voi.

Se ve lo siete perso, qui potete recuperare.

Se invece l'avete visto, credo che sarete indignati almeno quanto me dai personaggi politici che compaiono e dalle loro dichiarazioni.

Penso che in ogni altro paese d'Europa ogni singola puntata di Report provocherebbe indagini approfondite, crisi politiche e dimissioni. In Italia, no.

Prendo sempre più seriamente in considerazione l'idea di espatriare a Tenerife.
   

venerdì 30 ottobre 2009

Deliri notturni

Tornata a casa a l'una passata dopo una giornata piuttosto intensa e in previsione di un'altra altrettanto impegnativa, la cosa più sensata e ragionevole sarebbe stata quella di tuffarsi immediatamente sotto alle coperte.
E invece, vuoi perchè di buon senso la sottoscritta non ne possiede proprio "da vendere", vuoi per l'influenza esercitata dal film appena visto in cui una delle protagoniste tiene un blog o per la curiosità di sbirciare quello di un'amica, vuoi per l'attrazione irresistibile del mio nuovo Mac, fatto sta che sono ancora qui a ciappinare (termine strettamente bolognese traducibile con un più generico "trafficare").

Domattina la pagherò cara e so che, quando la sveglia suonerà, mi maledirò in ogni idioma, ma intanto ne ho approfittato per cambiare il layout del blog.
Che ne pensate?
Suggerimenti, critiche e consigli sono caldamente incoraggiati.

E ora, per davvero, buonanotte.